A shopping di autonomia
Scritto da Gianluca Falcomer   

 

L'apertura festiva dei negozi è un'occasione ghiotta per gli amanti dello shopping festivo, un'interessante modo per “far un po' di movimento” nei desolati centri storici del portogruarese, più di tutte lo stesso capoluogo e, non ultimo, rappresenti un'interessante evenienza per i nostri commercianti, soprattutto in tempi di “vacche magre”.

Proprio in ciò consiste una delle criticità del nostro territorio. Disciplinato da due normative diverse, la friulana più permissiva per il pordenonese e la veneta più restrittiva per il portogruarese, il nostro territorio soffre di una congenita disparità di trattamento che, se da una parte avvantaggia nella concorrenza il pordenonese ai danni del portogruarese, dall'altra genera una corsa sfrenata ad “aperture selvagge” danneggiando l'intero mercato.

 

In risposta a tale disagio il Sindaco di Portogruaro Bertoncello nel mese di ottobre chiese un tavolo di concertazione col pordenonese, anche a fronte del fatto che la stessa Confcommercio pordenonese si fosse lamentata delle “aperture selvagge”, ed emanò un'ordinanza che mirava a consentire l'apertura dei negozi nel mese di ottobre in deroga alla normativa regionale. Pregevole l'attenzione del Sindaco per lo storico problema, ma inidoneo l'atto adottato, poiché mancavano le condizioni di urgenza e contingenza: atto sicuramente più provocatorio che risolutivo.

 

È chiaro che le due regolamentazioni non sono compatibili e creano da entrambi i lati disagi. Ecco perché tale questione ci offre l'occasione per riproporre due temi: l'autonomia e l'interregionalità del Portogruarese. Partendo dal presupposto che il Veneto Orientale non esiste, se non come dependance del sandonatese, ed in base alle interessanti prospettive di devoluzione offerte dal nuovo statuto veneto, il Portogruarese deve riconoscersi – e farsi riconoscere – la propria specificità sulla quale fondare il trasferimento, non solo, di risorse, ma soprattutto di competenze così da permettere un dialogo funzionale col pordenonese e udinese, evitando costantemente – ed inutilmente – di pregar l'attenzione di Venezia, troppo lontana per occuparsi delle “piccole” questioni del nostro territorio.

 

Troppo spesso i nostri sindaci si limitano a lamentare la carenza di risorse – che mancano – e mai si chiedono se ottenendo specifiche competenze migliorerebbero la situazione del territorio. La legge regionale 16 del 1994 – per capirsi, la legge sul Veneto Orientale – non è mai servita a nulla se non a stendere chilometri di verbali e perché propedeutica al “vecchio” progetto di “nuova provincia” – mai voluta dalla popolazione. Il portogruarese, sia nell'ambito della regione Veneto, sia fosse nell'ambito della regione Friuli Venezia Giulia gode di una specificità che va conosciuta e adoperata.

 

Concludo chiedendo: se la regolamentazione dell'apertura dei negozi fosse una competenza di una “comunità”, “conferenza”, “canton” dei Comuni del Portogruarese, non potremmo risolvere la questione delle aperture senza disturbare nessuno (autonomia) e addirittura mettendoci d'accordo col pordenonese (interregionalità)? E se estendessimo questo progetto anche ad altri ambiti?

 
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