RICCARDO ILLY La storia ci insegna che la voglia di Friuli ha radici molto profonde Stampa
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24 marzo 2006 - tratto dal gazzettino Venerdì, 24 Marzo 2006 Udine Pramaggiore, Cinto Caomaggiore, Gruaro e Teglio Veneto guardano al Friuli e in Veneto le polemiche infuriano, con il governatore Giancarlo Galan che nei mesi scorsi ha messo in dubbio i buoni rapporti istituzionali con il collega Riccardo Illy, dopo che quest'ultimo aveva scritto ai due candidati premier una lettera in cui li invitava a prendere in considerazione le eventuali volontà delle popolazioni desiderose di passare dal Veneto al Friuli Venezia Giulia.

 

 

Ma secondo il presidente del Friuli Venezia Giulia, le preoccupazioni di Galan, per quanto legittime, dovrebbero essere contenute, dal momento che quanto accadrà domenica rientra nell'ambito del pieno esercizio democratico da parte dei cittadini dei Comuni interessati. «La Costituzione italiana ha parificato Stato, Regioni ed enti locali e la legge prevede la possibilità per i cittadini di esprimersi su un eventuale cambio di Regione - sottolinea Illy - i residenti nei cinque Comuni che andranno domenica al referendum, quindi, eserciteranno un loro diritto costituzionale, senza alcuno scandalo. Del resto il quorum richiesto per avviare l'iter del passaggio dal Veneto al Friuli Venezia Giulia non è facile da raggiungere, dal momento che è richiesta l'adesione del 50\% più uno degli aventi diritto al voto. Personalmente non voglio invitare nessuno a votare in un modo o nell'altro. Ma bisognerà prendere atto della volontà di chi vive nei Comuni in questione e rispettarla». La voglia di Friuli, sottolinea Illy, non nasce oggi. Ma è antica e antecedente di molto al caso Lamon. «La "Storia del Friuli", scritta da Pio Paschini, nella tavola 21 a pagina 769 riporta l'illustrazione dei confini del Friuli storico - aggiunge il presidente del Friuli Venezia Giulia - che vanno ad Est fino a Gorizia e Monfalcone per giungere fino al territorio che confina con il fiume Livenza. E, non me ne voglia il presidente Galan, comprendono anche Sappada. I motivi per cui Cinto Caomaggiore e gli altri Comuni intendono passare al Friuli, pertanto, sono innanzitutto di natura linguistica, storica e culturale. Si tratta di comunità e paesi che solo Napoleone Bonaparte ha deciso di trasferire al Veneto. Ma la lingua friulana, a distanza di secoli, è ancora parlata in queste zone e anche i servizi messi a disposizione dalle strutture del Friuli risultano più attrattivi rispetto ai servizi offerti dai centri veneti, a partire da Venezia. La questione, pertanto, non può essere messa solo in termini di mera opportunità economica». Sull'argomento, il presidente del Friuli Venezia Giulia è intervenuto - sin dai tempi del referendum di San Michele al Tagliamento - più volte. «Mi sono confrontato anche di recente con il mio collega della Valle d'Aosta, regione che sta registrando situazioni analoghe - aggiunge Illy - se non si trattasse di Comuni con radici friulane, personalmente provvederei a manifestare il mio dissenso da iniziative simili. Ma in questo caso ritengo che sia doveroso rispettare la volontà che sarà espressa da chi si recherà alle urne. E se nel caso dovesse vincere la voglia di passare al Friuli, ritengo che come amministratori dovremmo tenere conto di questa richiesta e discutere dei successivi passaggi in maniera serena».

 
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