Sappada in fuga non convince tutti Stampa
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Inserito il 07 maggio 2006 alle 02:43:00 da gianluca. IT - News Mercoledì, 3 Maggio 2006 La grande fuga dal Veneto sembra inarrestabile. Al Comune di Lamon che attende i pareri delle Regioni interessate al suo passaggio in Trentino Alto Adige, a Cinto Caomaggiore che aspetta il progetto di legge del ministero dell'Interno per andare con il Friuli Venezia Giulia, a Sovramonte che conta di andare al referendum in autunno, ora si aggiunge anche Sappada dove qualcuno medita di avviare la fatidica raccolta di firme. E il governatore Giancarlo Galan risponde con la minaccia di dimissioni nel caso il consiglio regionale esprima parere favorevole alla dipartita di Lamon.

 

 

 

Ma cosa sta succedendo? Lo abbiamo chiesto ai tre consiglieri regionali bellunesi che meglio degli altri percepiscono il disagio delle popolazioni in fuga. «È un processo inarrestabile a causa di una serie di atti di ingiustizia - spiega Guido Trento (Margherita) - Faccio due esempi. Stiamo discutendo la legge sulla viabilità nei Comuni e come centrosinistra abbiamo proposto un emendamento per dare la priorità ai paesi di montagna dove la strada è così stretta che non arriva nemmeno la corriera: ebbene, è stato bocciato perchè non si riesce a fare la differenza tra chi ha la pancia strapiena e chi non ha ancora la corriera che arriva nella piazza del paese. Prendiamo la sanità: a Cortina, viene autorizzata la riabilitazione cardiologica in una struttura privata, a Pieve di Cadore, ospedale pubblico, tolgono la reperibilità cardiologica notturna. E quanto a Galan, deve meritarsi che la gente resti con lui, non imporlo». «Noi non temiamo ricatti e andiamo a casa volentieri assieme al governatore pur di far valere i nostri principi - premette il leghista Gianpaolo Bottacin - Però il caso di Sappada non convince appieno in quanto la Regione non ha fatto altro che approvare la variante al Prg proposta dalla maggioranza che governa il Comune, non è andata contro la volontà del consiglio comunale». «Dopodiché il problema generale è sempre una questione di risorse: se il Trentino può spendere 7.170 euro pro capite e il Veneto ne ha 2.200, i conti non torneranno mai - afferma il consigliere del Carroccio - Nessuno discute l'autonomia da dare ai Comuni, ma poi con quali risorse si paga se a sua volta il Veneto non le ottiene». «Ormai c'è un effetto domino sia verso il Trentino Alto Adige che verso il Friuli Venezia Giulia - afferma Dario Bond (Forza Italia) - e questo fenomeno lo gestisci solo se riesci a fare sistema per dare delle risposte precise a questi territori di frontiera che qualcosa più che in passato hanno comunque avuto ultimamente. Aldilà del singolo spot, bisogna costruire un progetto integrato tra Comuni, Provincia e Regione. Se poi arriva da Roma il federalismo fiscale, ben venga: ma non possiamo nel frattempo stare qui in Veneto con le mani in mano, dobbiamo darci da fare. E non mi pare che a palazzo Ferro Fini qualcuno si sbracci in questa direzione». Giuseppe Tedesco

 
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