Venezia ha tradito Sappada, per questo andremo in Friuli Stampa
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Inserito il 18 maggio 2006 alle 16:54:00 da gianluca. IT - News Dopo Lamon e Cinto Caomaggiore, forse anche Sappada chiederà l'ingresso in Friuli Estratti dall'articolo apparso sul Gazzettino Giovedì, 18 Maggio 2006

 

 

 

È una denuncia, un grido di dolore, un singulto di rabbia. Sappada, con la sua incontaminata, lontana bellezza, si stende in lunghezza verso il confine nord-orientale del Veneto, al passo che conduce in Friuli, alle montagne che sono baluardo verso l'Austria. Triangolo perfetto di luoghi tra loro eccentrici in cui vive da secoli una comunità bavaro-tirolese. Tedesca per origini e lingua, veneta per geografia politica, friulana - forse - per vocazione o protesta. Ma non inganni l'aspetto del paese, luccicante nella preparazione della stagione estiva, quasi bucolico in una quiete senza villeggianti, suggestivo nelle architetture di montagna con le case alternate alle stalle-fienile. C'è un malessere e una divisione profonda tra la gente. «Io sono come Berlusconi, ho perso per venti voti». Alberto Piller, sindaco mancato per un pugno di schede, è l'uomo che un paio di settimane fa ha lanciato l'anatema, la grande minaccia. «Ce ne andiamo con il Friuli». Le sue parole, cadute nel mezzo di un focoso consiglio comunale, hanno avuto un effetto bruciante su una popolazione che, come l'Italia post-elettorale, appare divisa in due parti. Solo che quassù - dove tutti sembrano chiamarsi Piller come il famosissimo fondista - le arti della politica non riescono a lenire la ruvidezza e la rigidità scolpite da legami di sangue e di borgata. E così le scaramucce diventano una guerra, le critiche sono letali come sassate, le parole si pietrificano. È anche per questo che Sappada vuol diventare come Lamon o Cinto Caomaggiore, scegliendo di passare oltre la frontiera che conduce in una regione a statuto speciale. Lo ha annunciato Alberto Piller, uno che dei trasporti in elicottero ha fatto unbussiness. E che ora sogna di buttare una valanga di voti nell'urna per girare le spalle a Belluno e Venezia, lontana 170 chilometri. È una storia di leggi e piani edilizi, di approvazioni repentine e sospette speculazioni. È la storia di un paese che incarna le contraddizioni della montagna, costretto all'autotutela ambientale, ma adescato dalla modernità infrastrutturale, e comunque in perenne ricerca di un equilibrio evolutivo. segue: Il sindaco, ovviamente, è di parere opposto (si legga qui sotto). Ancora Piller: «Il sindaco ha trovato sponsor in Regione, l'impatto ambientale sarà pesante e poche persone faranno affari ai danni della natura e di tutti». A Venezia dicono di aver rispettato la vostra volontà. «E allora vengano a vedere». Finora non lo ha fatto nessuno e già si prepara un comitato per la raccolta delle firme. «Non è una provocazione, ma una cosa seria. Negli anni '60 il 92 per cento dei capifamiglia era favorevole al Friuli. Non lo facciamo per soldi, ma perchè chiediamo rispetto». Concetto ripetuto da altri. Ad esempio da Giorgio Bonanni, responsabile dei commercianti. «Si tratta di vedere, dopo 40 anni, se in paese esiste ancora la voglia non di andare in Friuli, ma di tornare dove eravamo». Ma a Venezia un ultimo appello viene lanciato. «Chiediamo un atto di attenzione che ci dovrebbe essere concesso dalla Regione, per verificare come stanno le cose e le prospettive per il futuro. Chiediamo un programma di sviluppo, un occhio di riguardo...». In che senso? «Chiediamo a Venezia di guardarci come qualcosa di speciale e con l'attenzione richiesta per la nostra conservazione, pensando al futuro. Di valli così in Veneto non ce ne sono altre». A differenza di altre realtà di montagna, Sappada non è priva di risorse. «Ma un gioiellino - conclude Bonanni - bisogna metterlo nel posto giusto e salvaguardarlo, proteggendo l'ambiente e il paese». Altrimenti anche quest'angolo prezioso di montagna rischia di passare dalla testa coronata di Giancarlo Galan a quella di Riccardo Illy, governatore di Trieste. Giuseppe Pietrobelli

 
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