Ricordi & ricorsi Stampa
Scritto da Gianluca Falcomer   

Nel marzo 2006 si celebravano i referendum aggregazionisti nei comuni di Pramaggiore, Teglio Veneto, Gruaro e Cinto Caomaggiore e solo in quest'ultimo veniva raggiunto e superato il particolare quorum necessario perché il quesito referendario si intendesse validamente approvato. Negli altri tre comuni tale quorum non fu raggiunto, non perché la maggioranza residente della popolazione non si fosse recata alle urne votando “Sì”, semplicemente perché, in ossequio ai tradizionali bizantinismi buro-lesionisti italiani, venivano computati nel calcolo negli elettori anche coloro che risiedevano all'estero, tanto più che agli stessi, oltre a non essere interessati alla questione paesana, non veniva nemmeno notificata la tornata referendaria.

Così solo Cinto avviava validamente l'iter di aggregazione: A che punto siamo?

 

Proclamazione del risultato, disegno di legge governativo, pareri delle due regioni interessate, iter parlamentare ed infine, se tutto conforme alle prescrizioni normative, firma del Presidente della Repubblica.

Procedura gravosa ma chiara nei suoi più che minimi dettagli, ulteriormente esplicata dalla Corte Costituzione nel corso dei correnti anni.

Stabiliti e chiariti i diversi steps, non ci rimane che fare il punto della situazione. Proclamato il risultato referendario di Cinto, spettava al Ministro degli Interni di allora – Giuliano Amato, noto per essere un fine costituzionalista – predisporre il disegno di legge ordinaria che avrebbe disciplinato l'aggregazione del comune di Cinto: entro 60 giorni dalla proclamazione. Ne passarono molti di più prima che qualcosa si muovesse qualcosa. In spregio alle tempistiche della normativa vigente ed in spregio alla prescrizione della stessa Costituzione, il Ministro Amato inviava in grave ritardo una bozza del disegno di legge non ordinaria, ma costituzionale – con il chiaro conseguente allungamento dei tempi – ai Presidenti delle regioni interessate perché esprimessero i relativi pareri: Galan ed Illy.

Mentre nel Veneto il governatore ringhiava insulti ai referendari, Illy ottemperava a quanto precedentemente promesso al Comitato proFriuli di Cinto e cioè al fatto di acconsentire l'aggregazione di tutti quei comuni che un tempo fossero appartenuti al Friuli. Così nella seduta del 27 novembre 2006 il Consiglio regionale friulano approvava ad unanimità l'ingresso di Cinto. Nel frattempo anche la provincia Pordenone e di Udine avevano votato positivamente l'aggregazione di Cinto. Inutile rilevare come la regione Veneto insabbiò la pratica di parere. Ci pensò la provincia di Venezia a fare qualcosina: riconobbe ad unanimità del consiglio la friulanità di Cinto. Nel frattempo il senatore Giuseppe Saro, contattato dal comitato ed il sindaco di allora, nella seduta del depositava in sostituzione del Governo il progetto di legge ordinaria agognato, mentre solo il 17 aprile 2007 il Governo Prodi bis depositava alla Camera il disegno di legge.

In Parlamento la “pratica Cintese” doveva affrontare quattro passaggi alla Camera, ovvero ottenere i pareri della commissioni bilancio e della commissione bicamerale per gli affari regionali, l'approvazione della commissione affari costituzionali ed infine il voto in aula, tre passaggi al Senato, ovvero il parere della rispettiva commissione bilancio, l'approvazione della rispettiva commissione affari costituzionali ed il voto in aula. Poi, grazie ai sofismi del Ministro Amato, trascorsi tre mesi dal voto del Senato, la pratica necessitava una nuova approvazione alla Camera e ancora al Senato. Tanto ci volle che saltò il Governo nel 2008.

E come di incanto tutti i disegni di legge che il Governo aveva depositato in Parlamento, tutti decadevano il giorno stesso delle relative dimissioni. Quindi? Da capo. Nuovo Parlamento, nuovo Governo, nuovo Ministro. Spettava al Ministro Maroni riproporre la pratica Cintese. Sta di fatto che dal giorno stesso del relativo insediamento non abbia fatto nulla, mentre i rispettivi militanti di partito erano soliti scorrazzare per il paese profondendo promesse di aiuto in cerca di voti.

Nel dicembre 2008 in seguito alla procedura attivata presso la Corte di Giustizia europea per il mancato adempimento ministeriale, il giudice Pardalos dichiarava però il vizio di soggettività del ricorrente.

Cosa dobbiamo attenderci dal futuro?

Per quanto concerne la procedura di aggregazione, il Ministro degli Interni è cambiato nella figura del dr. Cancellieri – donna dalla comprovata competenza giuridica – ed in questi giorni il comune di Cinto su iniziativa del Movimento ha sollecitato l'intervento del Ministro per adempiere ai dispositivi di legge. Inoltre si sta valutando in una forma similare alla class action la possibilità di riproporre il ricorso in nuove modalità presso la CEDU.

L'attualità del passaggio di regione è di vitale importanza. Infatti, le attuali riforme sull'ordinamento locale pongono nuovi criteri per l'assetto delle Province, mettendo in risalto l'attuale insussistenza delle rispettive circoscrizioni: così la soppressione delle sedi distaccate di uffici che avvicinavano lo stato e le stesse province ai punti più periferici porrà ulteriori gravami e costi. Tribunale, Ospedale, Camera di Commercio e altri uffici saranno ancora più distanti.

La stessa provincia di Venezia ha prospettive che esulano Cinto ed il portogruarese, si parla in fatti di Città Metropolitana PATREVE (Padova-Treviso-Venezia): dovremo trovare una nuova collocazione. La provincia di Pordenone necessita di apporto demografico al fine di tutelare la sua stessa esistenza, poiché troppo risicati i numeri che ne garantirebbero la sopravvivenza.

Al Governo Monti e alla “Crisi” dobbiamo riconoscere il fatto che finalmente si stiano mettendo in discussione equilibri che difficilmente sarebbero stati toccati dalla classe politica. Certo si tenga presente che la frenesia di questi giorni non porti a scelte più scellerate di quanto la nostra nazione ne abbia fin qui subite.

 
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