Lettera al Ministro Cancellieri
Scritto da Gianluca Falcomer   

 

Il diritto ed lo Stato coesistono nella stessa misura coesistono l'uomo e il suo corpo. Qualora uno dei due elementi sia leso, l'altro se ne danneggia in uguale misura. La salute di uno Stato si manifesta nella efficienza del suo diritto. Altrimenti si scatena un deterioramento progressivo che cagiona l'estinzione dell'uno e dell'altro.

Nell'economia, nel lavoro, nell'amministrazione e nella politica la certezza del diritto è la base critica per cui quegli stessi ambiti prosperino nella più assoluta efficienza. Cosa accade quando tale certezza sia contratta per le ragioni più disparate?

Al di là di un'introduzione manierista, concessa per dedica a quegli autori passati la cui memoria è legata al culto del diritto quale fondamento “naturale” delle attività umane, nella speranza di non striderne il ricordo, l'oggetto ben più circoscritto, del quale ne premuro l'argomentazione, concerne una tematica cara alla cittadinanza cintese: il rispetto delle proprie prerogative in quanto comunità che mediante referendum territoriale ha deciso a quale regione appartenere.

Sei anni fa, nel marzo 2006, la popolazione votava per l'aggregazione del proprio comune alla Regione Friuli Venezia Giulia. Proclamato il risultato e pubblicato in Gazzetta, spettava al Ministro degli Interni redarre un disegno di legge per disciplinare l'aggregazione e al Governo depositarlo al Parlamento: entro 60 giorni.

Il Ministro, all'epoca Amato, attese quasi un anno prima di adempiere alla prescrizione, così solo il 17 Aprile 2007 veniva depositato alla Camera il “ddl Cinto Caomaggiore”. Scusandogli il ritardo in funzione del fatto che provvide a chiedere i rispettivi pareri alle Regioni F.V.G. e Veneto in modo da depositare il ddl con pareri allegati - gli pervenne solo quello del F.V.G. allora unica regione di aggregazione in Italia ad esprimere un parere favorevole. Di fatto, tale evenienza sarebbe stata espletata più correttamente dalla commissione parlamentare competente.

Ben più grave è la violazione operata mediante un'interpretazione degna del miglior “creativismo costituzionalista”. Sia l'art.132,2 che l'art.45 della l. 352/70 non lasciavano dubbi sul fatto che il ddl dovesse essere di natura ordinaria: Amato – docente di diritto costituzionale – pensò bene di aggravare il procedimento di aggregazione con un ddl costituzionale. Ciò significava che per aggregare al F.V.G. un comune di poco più di 3000 anime occorresse la stessa procedura con la quale si modifica la Costituzione! Pensar male è peccato, ma spesso ci s'azzecca: forse Amato intendeva far annegare il procedimento nelle paludi parlamentari? Successivamente, a smentire l'interpretazione del Ministro, ci pensò la Corte Costituzionale.

Poco importa, perché nel 2008 cadde il Governo Prodi, con esso Amato e tutti i ddl depositati dal governo in parlamento.

Divenne Ministro Maroni, al quale sarebbe spettato riproporre il ddl “Cinto Caomaggiore”. Se Amato fece qualcosa, e la fece male, Maroni si guardò bene dal non farla proprio. Susseguirono i ricorsi da parte dei Comuni interessati alla Corte Costituzionale: ultimo baluardo del diritto. Quest'ultima negò ai ricorrenti la possibilità di ricorrere perché non dotati di “capacità di agire costituzionale”, diritto che nel 2003 la stessa aveva già riconosciuto in quanto il procedimento di aggregazione, diceva la Corte, aveva natura giurisdizionale poiché avviato presso un tribunale: l'Ufficio Centrale Referendum presso la Cassazione. Ammesso corretto il cambio di opinione delle Corte, a quale altro organo poter ricorrere per veder i propri diritti riconosciuti...tutelati? Nessuno lo sa!

Poco importa, perché nel 2011 cadde il Governo Berlusconi IV, con esso Maroni e l'arroganza “costituzionale” del Ministro e caddero anche i ddl del governo volti a cancellare la possibilità di modificare i confini regionali: perché se una norma garantisce un diritto che “dà fastidio”, la soluzione è cancellare la norma medesima, annullando il diritto.

Nel 2011 si insedia il Governo Monti e con esso il Ministro Cancellieri – un tecnico proveniente dallo stesso Ministero degli Interni. Nel febbraio 2012 il Movimento Pordenone Portogruaro propone al Sindaco di Cinto un lettera con la quale si chiede al Ministro di ottemperare a quanto prescritto dalla legge: depositare un ddl di natura ordinaria in Parlamento.

La lettera è firmata ed inviata dal sindaco il 6 marzo. Grazie alla disponibilità concessa da diversi parlamentari, nei prossimi giorni saranno depositate interrogazioni volte a conoscere le intenzioni del Ministro. In sintesi, la lettera afferma che tutte le incombenze a carico del comune, della regione F.V.G. e della magistratura di cassazione sono state adempiute, che i requisiti di aggregazione del comune di Cinto Caomaggiore sono riconosciuti dal trattato europeo n148/1992, ed, in fine, che la volontà dei cittadini di Cinto Caomaggiore è espressamente volta alla riunificazione amministrativa con la Regione Friuli-Venezia nell'ambito della Provincia di Pordenone” e che ora spetti al Ministro adempiere a quanto prescrittogli dalla legge.

A quanto pare, la politica istituzionale, tralasciando quella meramente partitica che anche peggio si è vista comportarsi,  finora ha violato sistematicamente a diversi livelli e con diverse gravità il diritto riconosciuto dalla Costituzione, e non solo, ai cittadini di Cinto Caomaggiore. In questa prospettiva di arroganza e supponenza istituzionale, quale atteggiamento, quale considerazione lo Stato deve aspettarsi da questi Cittadini? Solo il 4% dei Cittadini a livello nazionale riconosce ancora una certa affidabilità ai partiti. A quanto deve scendere ancora l'asticella perché qualcuno si decida ad adeguarsi alla volontà della popolazione? Esprimere un'opionione politica è ben diverso da violare la Costituzione della Repubblica.

A chiosa dello scrivente in un giorno in cui si celebra quella parte di umanità che fatica a vedere riconosciuta la dignità ed il rispetto che le spetti, non sfugge che sia la Costituzione, la Repubblica e l'Italia siano parole femminili, non sfugge che la dignità ed il rispetto che queste stesse parole, idee e speranze meritino, subiscano l'atavica arroganza del potere, non a caso maschile.

 
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