Lettera aperta al Presidente avv. Cecchinato sul Tavolo Giustizia Stampa
Scritto da Gianluca Falcomer   

Egregio Presidente,

innanzi tutto, a nome del "Movimento Provincia PORDENONE-PORTOGRUARO" esprimo alla Camera degli Avvocati ed a Lei, che la rappresenta, tutta la più convinta e sentita solidarietà e partecipazione per la battaglia che conduce contro la chiusura della sezione distaccata del Tribunale di Venezia, a Portogruaro oltre che l'apprezzamento per la costanza con cui sta trattando la vicenda.


Nel tentativo di corrispondere allo zelo da Lei adottato, è mia premura affrontare la questione del Tribunale.

Il "Tribunale di Portogruaro", avamposto della giustizia del più lontano e scomodo Tribunale di Venezia, rappresenta per il nostro territorio (il mandamento di Portogruaro) un presidio strategico per l'amministrazione della giustizia, in particolare per la giurisdizione volontaria, facilitandone l'accesso ai cittadini oltre che agli stessi operatori legali.

Addurre motivazioni di carattere pragmatico, non basta a preservarne l'esistenza, poiché il Tribunale garantisce occupazione qualificata nel territorio, e non ultimo, il conseguente insediamento residenziale di una classe professionale, che rappresenta un patrimonio intellettuale importante per lo sviluppo economico e sociale del comprensorio, così come vale per l'«indotto sanitario» e come varrebbe per l'«indotto amministrativo» (inteso quale distretto Portogruarese). Dico e sottolineo varrebbe perché tale settore continua a perdere terreno a favore di un accentramento sandonatese, se non addirittura veneziano.

Proprio il livello amministrativo offre un esempio concreto della costante "periferizzazione" del portogruarese; è evidente che uno svilimento forzato e irresistibile di funzioni e gestione colpisca enti come: l'A.S.V.O., ormai ineluttabilmente assorbita dalla veneziana Veritas; il Consorzio di Bonifica, ormai ben insediato a San Dona'; la Camera di Commercio, che mantiene un limitatissimo ufficio informazioni a Portogruaro (funzione tranquillamente esperibile dal sito internet della relativa Camera); l'Az. U.L.S.S. n° 10, la cui amministrazione rimane ben salda a San Dona'; come il Co.Ven.Or, primo consorzio di comuni in Italia, oramai estinto; come il Polo Universitario, che soffrirà di contrazioni che vedono già le attuali università del Nordest valutare la chiusura delle sedi periferiche; e così via.

A tutto ciò corrisponde il declino di un altro aspetto fondamentale: quello politico. Troppo facilmente si può criticare il fatto che il Portogruarese non riesca ad esprimere un leader che sappia e voglia capire, ricomporre e rappresentare le esigenze del territorio. Ben più pressante invece è l'attaccamento dei Sindaci ai propri campanili assecondando leadership esterne volte alla mera colonizzazione del proprio bacino di voti oltre al protagonismo sconsiderato di certi amministratori che, invece di unire, dividono la politica nel e del mandamento.

Dipendiamo così fortemente da Venezia per incapacita intrinseca ad amministrarci autonomamente. Tale sudditanza dipende in parte da un sistema elettorale regionale su base provinciale che ci vede rassegnati a convogliare i voti su canditati di partito esterni alla nostra realtà e molto più legati al centro veneziano.

Mai come prima d'ora, Presidente, il Tribunale sembra minacciato così pericolosamente. In questi anni non si contano nemmeno più i tentativi di chiusura, o per lo meno, i dibattiti politico-giornalistici sull'eventuale sua soppressione.

Certo non Le sfugge che sia quanto meno sospetto che un tribunale in salute, come quello di Portogruaro (almeno sui dati in possesso), rischi ciclicamente di chiudere.

Le rilevo che il punto di riferimento del nostro Mandamento è una provincia di 800.000 abitanti in una regione di quasi 5 milioni; per un distretto Portogruarese che non arriva nemmeno a 100 mila, con il suo capoluogo che non conta nemmeno lontanamente i 30 mila abitanti distribuiti nell'intero suo territorio comunale (come un quartiere di Mestre.

Però, la città di Portogruaro ed il distretto Portogruarese, risulterebbero -per grandezza ed importanza- subito dopo Pordenone e prima di tutti gli altri centri di quella provincia (Sacile, San Vito, Spilimbergo, Azzano Decimo, Maniago, ecc.), potendo far gravitare in esso -di più e meglio, rispetto a quanto avviene già oggi- persone e merci da quelle aree, e noi sappiamo che il Tribunale di Portogruaro esiste nella misura in cui il settore primario, secondario e il terziario (in particolare l'apparato amministrativo pubblico, sanitario e dei trasporti) persistano quantitativamente e soprattutto qualitativamente nel territorio, supportati da un buon andamento demografico.

Il costante declino economico nazionale, che nel Portogruarese assume i connotati sempre più gravi, concorre a diminuire l'attrattività residenziale del territorio, aggravato da una perdita di servizi verso il centro della provincia: conseguentemente diminuiranno i cittadini del territorio. Il settore turistico nel litorale ha goduto di una resistenza alla crisi grazie al fatto che i nostri maggiori competitori, Spagna e Croazia hanno subito dei contraccolpi finanziari chiaramente noti e i "tradizionali agenti" dannosi (alghe e meduse) hanno risparmiato le coste negli ultimi anni. Converrà sia imbarazzante continuare a confidare nelle sventure future dei competitori e nel favore di "madre natura": sicuramente non sono parte di una strategia di sviluppo. Interessante è lo sviluppo del settore dei trasporti nel quale Portogruaro gode di una posizione di privilegio: di per sé è una risorsa che vede il territorio sostanzialmente impreparato, addirittura disinformato, a fronte di competitori estremante agguerriti (Portogruaro non è l'unico interporto nell'arco di 50 km).

Tutto ciò premesso -economia, demografia, società, amministrazione- sembra proprio che il Portogruarese sia destinato ad una fase di recessione inevitabile. Ha notato come in questi ultimi decenni esso abbia anche perso il proprio antico nome (con cui noi, invece, insistiamo ad individuarlo), assumendone uno, Veneto orientale, che non è più proprio, includendo esso altre aree? E ... chi perde il proprio nome, non esiste!!! Lo sanno bene le industrie che devono vendere i propri proddotti.

Presidente, la sua professione è legata al tessuto socio-economico e, non ultimo, amministrativo del territorio in cui esercita nella stessa misura in cui lo sono le altre professioni ed attività imprenditoriali e lo sono le amministrazioni tutte, compreso il Tribunale. Per tanto parlare di Tribunale significa parlare di scuola, sanità, acqua, rifiuti, commercio e lavoro. Ed è proprio per questo, Presidente, che a detta dello scrivente vi è la necessità di una soluzione complessiva: altrimenti i ripetuti "tamponamenti" -cronici e ciclici- nei diversi ambiti non garantiranno una stabilità sulla quale programmare lo sviluppo del comprensorio.

La proposta che Le inoltro è la seguente: possiamo cogliere l'occasione di unire tutte le categorie professionali intellettuali, primarie, artigianali, industriali, commerciali parlando di PORTOGRUARESE evitando divisioni politiche, ed i soliti “piagnistei”, abbandonando l'asse San Dona'-Portogruaro che ci ha penalizzato? Possiamo riscoprire l'antico e tradizionale aspetto unitario fra Livenza e Tagliamento che ci permetta di scegliere per il futuro una soluzione conforme alle esigenze di tutto il nostro territorio e di tutta la popolazione? Possiamo riscoprire la dignità ed il ruolo di un territorio che viva di luce propria e non riflessa? Che ovunque esso si ritroverà collocato o ridefinito eviti sterili discussioni?

Chiarisco: durante un incontro pubblico in vista delle consultazioni referendarie pro Pordenone dei primi anni'90, un suo collega contrariato da tale proposta asseriva: «Vuoi mettere lavorare nel Tribunale di Venezia piuttosto che in quello di Pordenone?». Le chiedo: la vostra categoria è ancora ferma a questo aspetto per un prestigio di riflesso o ha la voglia e capacità di conquistarsi con orgoglio una propria nuova posizione di dignità e servizio, ancorchè non più in quella Serenissima città che tanto dette alla storia e alla civiltà?

L'idea di essere periferia nasce, ancor prima dall'esserlo realmente, dalla considerazione che ognuno ha del proprio territorio. Pensare il Portogruarese come periferia di qualcuno è fondamentalmente sbagliato. La collocazione geografica e le peculiarità relative ci permettono di fare considerazioni che evidenziano la nostra specificità facendo -come si suol dire- di una emergenza una opportunità nella ricerca di un centro di riferimento che possa conferire dignità alla propria realtà.

Avrà notato, che ho evitato argomentazioni di carattere culturale e/o identitario di subordine (sentirsi veneti e/o sentirsi friulani) che farebbero capo a luoghi al di fuori dell'area fra Livenza e Tagliamento e che spesso irritano e spostano la discussione in dissertazioni passionali e preconcette.

Concludo con un appello: spetti a noi decidere il futuro del nostro territorio, non aspettiamoci lo faccia qualcun altro ancora di fuori.

Il segretario

Gianluca Falcomer

 
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