C'era una volta il Veneto?
Scritto da Gianluca Falcomer   

Dopo il voto del Consiglio regionale su Sappada e Cinto Caomaggiore, si moltiplicano le iniziative di comuni bellunesi volte alla richiesta di aggregazione alla regione Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. Si diffondo a macchia d'olio appelli di categorie e partiti alla conservazione dell'integrità territoriale della regione. Proliferano allarmismi che vedono nei prossimi anni la scomparsa del Veneto dalle cartine geografiche.

Ma è tutto vero? Il Veneto rischia di scomparire? O altre ragioni stanno alla base di disperate dichiarazioni?

 

Inanzi tutto è opportuno placare gli animi di quei veneti che temono di veder ridotta, se non addirittura cancellata, la propria Regione. Infatti, vanno chiariti tre elementi determinanti.


1. In Veneto già diversi comuni hanno chiesto di poter essere aggregati ad un'altra Regione: solo alcuni hanno raggiunto il quorum particolarmente gravoso (50% più uno dei Sì rispetto agli aventi diritto, non rispetto i votanti) necessario per avviare la procedura di distacco-aggregazione.
2. Dei Comuni che hanno raggiunto il quorum (Altopiano di Asiago, Pedemonte, Lamon, Sovramonte, Cortina, Col, Fodom, Sappada e Cinto Caomaggiore) solo due hanno ottenuto il benestare della regione di aggregazione: Cinto e Sappada.
3. Delle Regioni coinvolte alle domande di aggregazione – Friuli Venezia Giulia e Trentino A.A. - solo una ha manifestato la volontà di accogliere comuni dal Veneto, il Friuli Venezia Giulia, la quale ha posto però una severa condizione per concedere il benestare, ovvero, esser già appartenuti al Friuli e questa condizione solo 12 comuni del Veneto possono soddisfare: in provincia di Belluno Sappada, in provincia di Venezia Cinto, Gruaro, Teglio, San Michele, Fossalta di P.ro, Portogruaro, Concordia, Pramaggiore, Annone e San Stino, in provincia di Treviso la sola Meduna.

A ben vedere i confini del Veneto sembrano tutt'altro che minacciati da una diaspora fatale. Se poi si va a considerare che Sappada e Cinto sono rispettivamente più vicini ai capoluoghi provinciali della Regione friulana che a quello bellunese e a quello veneziano (Cinto dista soli 19 km da Pordenone, e ben 80 km da Venezia!) non resta che prendere atto che la nuova collocazione li favorirà enormemente.

Ma allora se il Veneto non rischia di frammentarsi quali altre ragioni muovono tante preoccupazioni?

A detta dello scrivente le ragioni sono molto più banali e avide: il bacino di voti e le preferenze. Un politico di carriera guarda prima di tutto quanto gli frutti una determinata operazione: spostare comuni da una regione ad un altra non porta voti ai politici di carriera, soprattutto con il rischio che tali voti vadano ad altri poltici di carriera. Poi c'è la questione delle preferenze: se un comune che a un dato partito o consigliere fruttava un tot di preferenze, spostarlo di confine significherebbe perdere tali preferenze. Immaginarsi che un poltico venga a raccontare tali ragioni per giustificare il suo diniego è realisticamente impossibile, raccontare invece che spostare comuni tocchi inesorabilmente l'integrità territoriale di una regione è molto più facile. Molto più facile suscitare paure che dare risposte opportune? La Baviera negli ultimi 20 anni ha perso costantemente territori a favore del Baden. Tale evenienza in Germania non ha suscitato nessun clamore perché tali modifiche andavano nell'ottica di razionalizzare i confini tra i due laender. Soprattutto non ha suscitato clamore perché tali modifiche sono avvenute con accordo tra i due laender.

Concludo ponendo un'unica domanda: i confini delle regioni in Italia sono adeguati alle esigenze e aspettative delle popolazioni? Giovedì 28 giugno prima della votazione su Cinto al Consigliere regionale Bortolussi – ex candidato presidente del centro-sinistra alle regionali venete, originario di Gruaro (vicino a Cinto), contrario alla aggregazione di Cinto a Pordenone – sottolineandogli la vicinanza col capoluogo pordenonese ho domandato se nella pratica convenisse ai cintesi appartenere a Pordenone e non a Venezia. Mi ha risposto che effettivamente Pordenone è più vicina ma se andiamo a guardare l'Italia, è tutta fatta male. Per tanto mal comune mezzo gaudio. Non sono le grandi riforme che cambieranno il volto del nostro paese, ma costanti piccole pratiche innovazioni nell'ottica dell'efficienza, dell'efficacia e dell'ottimizzazione a patto che siano nell'interesse del cittadino, inteso come individuo e gruppo. Non di altre vetuste autoreferenziali strutture.

 
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