La Metro-truffa
Scritto da Gianluca Falcomer   

Quali reali prospettive per il portogruarese rappresenta la Città Metropolitana?

di Gianluca Falcomer


La spending review, e più precisamente, il riassetto delle circoscrizioni provinciali e l'istituzione delle Città Metropolitane stanno provocando un'accanita discussione in tutta Italia. Non di meno, e se possibile in una forma ancor più rissosa, se ne discute nel Portogruarese. Quali ragioni provocano tali discussioni? E soprattutto quali convenienze o quali danni provocherà tale ente se sarà esteso al territorio mandamentale compreso fra i fiumi Livenza e Tagliamento?

 

 

 

Sul finire degli anni '80 in Italia faceva l'ingresso la figura della Città Metropolitana sul modello urbano di metropoli, di megalopoli (Londra, Parigi, New York, Tokyo) o più semplicemente di agglomerati urbani di dimensioni straordinarie (Greater Boston, Regione della Ruhr, l'area urbana di Katowice).

Un'esempio di agglomerato urbano Usa

 

L'intento nasceva da una semplice constatazione: si erano formate, sul territorio della Repubblica, alcune entità territoriali “metropolitane” caratterizzate da una unitaria consistenza urbana, sociale ed economica ma ancora prive di una loro specifica configurazione giuridica.

Fra queste emergevano le città di Roma, Milano, Torino, Genova e Napoli. In un secondo momento – per ragioni principalmente di opportunità politica – se ne aggiunsero altre (Venezia, Bologna, Firenze, Bari e Reggio Calabria).

Al fine di istituire e disciplinare i nuovi enti, dagli anni '90 fino al recente decreto spending review si sono succedute ben quattro normative sia di rango costituzionale sia ordinario. Ad esse va ad aggiungersi il mancato Codice delle Autonomie Amato-Lanzillotta. Nel complesso, le diverse discipline hanno previsto processi più o meno partecipati. Il decreto montiano, fra tutte, mostra viceversa la disciplina più autoritativa / decisionista.

Per la determinazione di aree metropolitane esistono strumenti sia statistici che normativi. Da un punto di vista realistico e di buon senso, lo strumento normativo dovrebbe essere in tutto e per tutto subordinato ai risultati emersi a seguito dell’applicazione degli strumenti di tipo statistico.

Tuttavia, in Italia i due piani coesistono al punto tale che in alcuni casi possiamo parlare di evidenti forzature. In altri termini, “la legge può tutto”, anche inventarsi le condizioni per cui un ente abbia ragione di esistere anche in assenza di adeguate e necessarie ragioni di opportunità.

Molto spesso si prende ad esempio l’Europa. In Europa il più autorevole strumento statistico è rappresentato dal LUZ, acronimo che sta per Larger Urban Zone. Il LUZ è stato adottato allo Urban Audit della Commissione Europea del 2004 ed è il frutto del lavoro congiunto di Eurostat e dei diversi istituti statistici europei tra cui l’italiano ISTAT.

Il LUZ prende in esame i seguenti criteri: a) demografia; b) abitazioni; c) sanità; d) mercato del lavoro; e) economia; f) formazione ed educazione, g) ambiente; h) trasporti; i) informazione; l) cultura e tempo libero.

 

 

In base a questi criteri in Italia hanno rango di area metropolitana 13 città:

 

 

 

Come possiamo notare, solo due città italiane – Roma e Milano – entrano nella lista delle prime 20 a livello europeo. Le altre 11 solo molto distanti.

Un dato interessante riguarda il Nord Est italiano, dove sarebbero presenti tre agglomerati metropolitani: Venezia, Padova e Verona. Un riferimento doveroso lo merita il progetto PA.TRE.VE., vale a dire il progetto di Città Metropolitana promosso a partire dagli anni' 90 che vedrebbe unite le tre città venete di Venezia, Padova e Treviso. Mentre Padova e Venezia soddisfano i criteri europei, lo stesso non si può dire per Treviso. Ciò premesso, potrebbe considerarsi valido a tutti gli effetti un progetto metropolitano che ricomprenda anche solo le aree di Venezia e di Padova, un'area metropolitana di oltre 1200 mila abitanti. Tale soluzione permetterebbe di garantire l'esistenza della Provincia di Treviso con l'aggregazione del Sandonatese, e la creazione della "Provincia del Polesine" aggregando Rovigo, il territorio meridionale di Padova e il Clodiense.

Gli agglomerati urbani di Padova e Venezia configurano una Città Metropolitana di 1.200 mila abianti

 

Con specifico riferimento a Venezia, i parametri LUZ fanno emergere un dato estremamente interessante: l'agglomerato metropolitano veneziano non corrisponde alle dimensioni dell'attuale provincia. Il numero di abitanti è infatti nettamente inferiore al dato complessivo: 612.245 abitanti. Se ne desume (e non potrebbe essere altrimenti) che secondo il LUZ non appartengano all’area metropolitana il Sandonatese, il Portogruarese e il Clodiense.

La conseguenza immediata che se ne trae è che non vi sono ragioni scientifiche a supporto della teoria in base alla quale la Città Metropolitana di Venezia debba coincidere con la superficie provinciale. Ma quali sono allora le ragioni che spingono diversi esponenti politici locali a sostenere il contrario?

Una delle tesi che circolano in queste settimane nel Portogruarese riguarda un’eventuale autonomia del Portogruarese nell'ambito della Città Metropolitana di Venezia. In buona sostanza, si propone una struttura ibrida: un'amministrazione centralizzata per il Veneziano (che si presume debba comunque svolgere una funzione di supervisione e coordinamento) una autonoma per il Portogruarese e un'altra per Sandonatese. Una variante a questa tesi – che però non ne cambia la sostanza – vede invece la coesistenza di un'amministrazione centralizzata per il Veneziano e di una per la Venezia Orientale che faccia naturalmente perno sul polo di San Dona' di Piave. Queste due ipotesi di amministrazione tricefala o bicefala sono fondate? Su quale normazione?

Partendo dal presupposto che l'istituto della Città Metropolitana è stato introdotto nel nostro ordinamento in funzione di accentrare funzioni, competenze e servizi al fine di semplificare le procedure che finora han visto il coinvolgimento di troppi enti competenti per un territorio omogeneo – limitando quindi la relativa lentezza delle fasi decisionali – è chiaro che l'idea di una formula ibrida di tale ente è da ritenersi incoerente e di dubbio senso.

Ammettendo comunque una qualche validità “strategica” a un progetto di Città Metropolitana ibrida, quali sono i presupposti normativi tali da giustificare tale entità? L'attuale disciplina delle Città Metropolitane è fondata:

  • sull'articolo 114 della Costituzione che si limita ha introdurre l'ente e a specificare che come i comuni, le province, le regioni e lo Stato “sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i princìpi fissati dalla Costituzione.”
  • e dall'articolo 117, punto p, da cui si desume che sia prerogativa dello Stato normare l'ordinamento delle Città Metropolitane. Tale prerogativa è esercita mediante i classici strumenti della legge e degli altri atti aventi forza di legge (decreti legge e decreti legislativi).

Delle quattro normative che disciplinano le Città Metropolitane (legge 8 giugno 1990, n. 142,  legge 5 maggio 2009, n. 42, decreto legislativo n. 267 del 2000 “il “TUEL”, Decreto Legge 6 luglio 2012, n. 95 “Spending review” in conversione), solo una – la “Spending Review” – disciplina effettivamente l'ordinamento delle Città Metropolitane. Forme di autonomia sono previste all'articolo 18, comma 9, e sono attribuite allo Statuto metropolitano.

E proprio qui iniziano i problemi. Lo Statuto metropolitano deve essere adottato a maggioranza assoluta dei consiglieri metropolitani. Quanti e chi sono i consiglieri metropolitani? In base all'articolo 18 la Città Metropolitana di Venezia sarebbe dotata di 12 consiglieri, uno ogni circa 75.000 abitanti. In base ai dati LUZ, che a questo proposito svolge un’utile funzione utile, l'agglomerato urbano di Venezia sarebbe dotato da 8 a 9 consiglieri. Portogruarese, Sandonatese e Clodiense si aggiudicherebbero viceversa da 3 a 4 consiglieri. Ne deriva che Venezia avrebbe la maggioranza assoluta, il governo assoluto della Città Metropolitana e il controllo politico delle cosiddette “periferie”. Quindi il Portogruarese non conterà nulla, a dispetto delle speranze.

Si aggiunga che un ulteriore pericolo deriva dal sistema di elezione dei consiglieri, che non saranno eletti dai cittadini. Ogni elezione diversa da quella a suffragio diretto, purtroppo, subisce l’incidenza più o meno pesante delle logiche di partito, lasciando presupporre (in un momento delicato della vita politica italiana) ulteriori spartizioni di potere, allontanando ulteriormente tali organi dalla Cittadinanza che dovrebbero rappresentare.

L'accentramento che Venezia ha operato in questi anni in qualità di capoluogo provinciale (un esempio su tutti: la questione rifiuti), l'accentramento voluto dal Governo per l'esigenza di Austerity, che obbligherà a sua volta gli organi metropolitani a non decentrare in funzione di risparmio, non lasciano ombra di dubbio su quale orientamento la Città Metropolitana si profilerà. Le risorse acclamate dal proselitismo metropolitano non sono fondate sulla reale situazione economica della Nazione, che ci vedrà ulteriormente penalizzati, anche dal patto di stabilità per i piccoli comuni.

L'unica forma “autorevole” di decentramento, la legge 16 del 1993, è stata un fallimento completo, soprattutto per Portogruarese. Qui si fonda un'ulteriore motivazioni dei Metrofili: la pratica dei rapporti consolidati con gli amministratori veneziani e sandonatesi, ovvero quei rapporti che hanno da sempre penalizzato il Portogruarese sono posti alla base di un ulteriore rafforzamento: assurdo.

Partecipare alla Città Metropolitana senza garanzie sostanziali e formali equivale a un suicidio: della serie prima entri nella Città Metropolitana poi vediamo come fare. Equivale ad andare al ristorante senza soldi, convinti che qualcuno pagherà.

Le ragioni su cui si fonda “l'opportunità” di partecipare alla Città Metropolitana di Venezia sono evidentemente una fregatura, che assume i gravi connotati di una truffa ai danni del Portogruarese.

Sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico.

Quali reali prospettive per il portogruarese rappresenta la Città Metropolitana?Quali reali prospettive per il portogruarese rappresenta la Città Metropolitana?
 
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