Relazione del Comitato pro Friuli di Cinto Caomaggiore – Assemblea popolare del 27 settembre 2012
Scritto da Romano Bortolussi   

 

 

Benvenuti a questo nostro incontro. Ci eravamo lasciati l’11.12.2010, in questa stessa sala, rivolgendoci ai politici, quelli presenti, dicendo che “non eravamo teste calde” e chiedendo di rispettare con coerenza ed onestà quanto dichiarato e promesso in campagna elettorale. Ora a 2 anni di distanza ci ritroviamo perché desideriamo rendervi partecipi su quanto è stato fatto e che cosa manca ancora per raggiungere il nostro obiettivo. Vogliamo inoltre fornirvi alcune precisazioni su quanto è stato scritto ultimamente da alcuni organi di stampa e su quanto e che cosa ha fatto l’amministrazione comunale che per legge deve preoccuparsi di seguire e sollecitare l’iter burocratico.

Dopo vari solleciti grazie all’interessamento di consiglieri ed assessori regionali, da ultimo i vari Pettenò e Stival, il Consiglio Regionale del Veneto (ribadisco IL CONSIGLIO REGIONALE) il giorno 28.06.2012, all’unanimità ha dato il via libera all’aggregazione di Cinto al Friuli.

Il giorno 19.07.2012 una delegazione del movimento “DAI MONTI AL MARE”, composta dal Presidente onorario Roberto Strumendo, dal vice- presidente Francesco Frattolin, dal segretario Gianluca Falcomer, dal sindaco di Cinto Renato Querini, dal vice presidente del consiglio regionale veneto Toscani e dal Presidente del consiglio regionale del Friuli Franz ha partecipato ai lavori della Commissione Affari costituzionali del Senato per avvallare il passaggio di Cinto al Friuli Venezia Giulia. Il Sindaco Querini presentava il paese e le motivazioni con l’ intervento, riportato in delibera nr. 35 del 23.07.2012, consultabile nel sito web del comune – (Allegato)La Commissione nella seduta successiva prendeva atto del procedimento e non essendo stati presentati emendamenti chiedeva il parere della Commissione Bilancio. Finito l’iter al Senato con il voto dell’assemblea, si passerà con la stessa procedura alla Camera.

In questo periodo abbiamo sentito dagli organi di informazione tanti pareri sui tempi necessari. Noi che seguiamo continuamente la procedura possiamo solo garantirvi che il nostro impegno sarà massimo affinché tutte le procedure previste dalla legge avvengano nel più breve tempo possibile e si concludano entro la vigente legislatura.

Mentre il nostro iter procede il suo cammino, il Consiglio dei Ministri ha riattivato la legge e la procedura per l’istituzione delle Città Metropolitane. Il comune di Cinto viene assegnato obbligatoriamente alla Città metropolitana di Venezia in quanto comune confinante esclusivamente con una provincia (Pordenone) ed una regione (Friuli) a statuto speciale per cui non può scegliere con chi stare. A mio modesto avviso la legge è incostituzionale perché penalizza su centinaia di comuni interessati solo 7 e guarda caso tutti del Portogruarese e quindi di Venezia (Annone, Pramaggiore, Cinto Caomaggiore, Gruaro, Teglio Veneto, Fossalta di Portogruaro, San Michele al Tagliamento). Siccome la legge chiede espressamente di aderire o meno alla città metropolitana la nostra amministrazione ha pensato di indire una pubblica assemblea non tenendo presente:

1) che la volontà popolare di Cinto era stata espressa in maniera inequivocabile col referendum costituzione del 26/27 03 2006 dove il 91,5% di voi ha detto si al Friuli Venezia Giulia per la seconda volta;

2) e la stessa amministrazione non ha voluto e tenuto in considerazione che il giorno 16.05.1994 con delibera nr. 27 il nostro Consiglio comunale del tempo, con voti unanimi legalmente espressi deliberava di attestare la volontà del comune di Cinto Caomaggiore di non essere incluso nell’area metropolitana di Venezia.

Tutti noi aspettavamo che dopo espressioni così chiare e ripetute nel tempo da parte della popolazione il consiglio comunale di venerdì 14 settembre 2012 fosse una pura formalità nel ribadire il no alla città metropolitana, anche perché come si fa e con che criterio a dire si ad una proposta di cui non si conosce nulla, accettando per buono quello che altri decidono (i partiti, o meglio le cordate di partito che da Venezia tirano le fila ai burattini di turno. Devo fare dei nomi? Forse è meglio di no, per umana pietà, anche perché coinvolgerei personaggi dei comuni vicini, molto più interessati alle loro carriere politiche personali, che al futuro di Cinto ed agli interessi dei suoi cittadini).

Invece ho dovuto assistere con mio rammarico e, non solo mio, al servilismo di alcuni consiglieri, che per non andare incontro ai dictat dei loro superiori politici, hanno avuto la faccia tosta di astenersi o votare si alla città metropolitana tradendo completamente il mandato ricevuto dalla popolazione, visto che il programma elettorale delle 2 liste prevedeva apertamente di proseguire e sollecitare l’iter per il passaggio alla provincia di Pordenone ed alla regione Friuli.

Lascio a tutti voi il giudizio e le conclusioni sull’operato, la serietà, la coerenza, l’affidabilità di queste persone. Sulla stampa è stato scritto a grossi titoli che a causa del passaggio al Friuli la casa di cura non verrà più fatta perché diventerebbe anti-economica. La sera del 13 settembre, per convincermi di questo il vice presidente della provincia Dalla Tor (che durante il dibattito sponsorizzava il si) mostrava a me ed altre 2 persone, che non voglio assolutamente nominare, un foglietto con due sole colonne , lato sinistro Veneto con somma della varie voci in copertura dei costi di gestione della Casa di Cura pari a 100, lato destro Friuli Venezia Giulia somma della varie voci pari a 72, dicendomi : “Vedi fare la casa di cura per la cooperativa è antieconomico perché i rimborsi della regione Friuli Venezia Giulia sono sono notevolmente inferiori”. Mi vengono spontanee due domande e le rivolgo anche a voi:

1) Perché curare una persona con la stessa malattia e disabilità in Veneto costa 100 ed in Friuli Venezia Giulia costa 72?

2) Perché la cooperativa o chi per essa scarica su di noi la mancata realizzazione, quando avendo iniziato nel 2009 l’iter burocratico per la realizzazione della struttura sapeva benissimo che il comune di Cinto aveva fatto un referendum e che i risultati ufficiali dello stesso erano consultabili in qualsiasi sito in quanto pubblicati sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana?

Siamo stati accusati inoltre di aver fatto perdere al comune 2 milioni di euro dalla Regione Veneto e dalla provincia di Venezia per la realizzazione delle opere pubbliche. Peccato che queste accuse siano uscite sulla stampa solo pochi giorni dopo che il governo Monti tagliava i trasferimenti dallo Stato alle Regioni e Province e non prima. Mi sembra, questo, l’ennesimo ricatto dei politici di riferimento che perdendo il bacino di voti non hanno più l’interesse a sponsorizzarci ed una incapacità totale dei politi locali nel farsi rispettare. Questo nei comuni limitrofi non avviene Se un’opera è da farsi, se un intervento è da realizzare, se c’è un istanza della popolazione, a tutte queste richieste si deve dare risposta non perché abbiamo il politico di turno che la sponsorizza, ma perché il “buon amministrare” lo richiede, perché i soldi della Pubblica Amministrazione vanno spesi bene (e non come quello che sta succedendo in questi giorni nel Lazio). Dopo il referendum i nostri amministratori hanno ricevuto un impegno ben preciso e non devono farsi intimorire dai minacciati mancati finanziamenti della Provincia e della Regione.

Ai nostri amministratori non stiamo chiedendo altri marciapiedi o piste ciclabili : STIAMO CHIEDENDO SOLO DI DAR CORSO ALLA VOLONTA’ POPOLARE , A QUELLO CHE IN DEMOCRAZIA LA MAGGIORANZA HA SCELTO E VOTATO, COME STABILITO IN COSTITUZIONE. AL PASSAGGIO AL FRIULI

Cinto Caomaggiore, li 27 settembre 2012

Bortolussi Romano

 
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