Zaia come Galan Stampa
Scritto da Gianluca Falcomer   

Smettiamola di giocare

Gli scorsi referendum di Arsiè, Canale d’Agordo, Falcade, Feltre, a Gosaldo, Rocca Pietore e Cesiomaggiore hanno dimostrato che l'appartenenza ad una comunità regionale, o anche solo provinciale, sono valori su cui è scorretto giocare.

In anzi tutto esprimo la massima solidarietà per quei cittadini che si sono dati un gran da fare per raccogliere le firme, fare il porta a porta, organizzare incontri informativi e per i quali la delusione del mancato quorum non può che inasprire lo stato d'animo di chi ha cercato concretamente di fare qualcosa per i loro cittadini. Percorso che in più abbiamo condiviso per ragioni ed esiti diversi, ma con identiche fatiche.

 

 

Gli atteggiamenti degli ultimi due presidenti del Veneto verso la questione aggregazionista potrebbero sembrare diversi. Se da una parte Galan si dava un gran daffare per far saltare il quorum dei comuni al voto al grido <<Nessuno lascerà il Veneto!>>, Zaia ha scelto una via apparentemente diversa. Incita addirittura la celebrazione dei referendum aggregazionisti. E non nasconde il suo vero intento, finora dimostratosi vano, ovvero promuovere i referendum ex 132,comma2 per trasformarli in una campagna anti-romana. Un "grido di dolore" per richiamare l'attenzione di Roma. Una sceneggiata napoletana.

Insomma si incardina il percorso autonomista veneto su dei referendum che dovrebbero significare qualcos'altro. Ed, infatti, i cittadini bellunesi chiamati alle urne, dell'appello di Zaia non si son curati e dal Veneto hanno scelto convintamente di non staccarsi.

 

Di tutta l''erba un fascio

Discutibile appare imperniare la battaglia autonomista veneta facendo leva su piccoli comuni che scelgono di cambiare regione per ragioni molto diverse tra loro. Tutto potrebbe scaturire da una errata valutazione del Presidente sulla natura e sulle ragioni stesse che stanno alla base di determinati referendum. Cosa che un politico non deve assolutamente permettersi. E aggiungo: valutazione intenzionale? Mi riservo più in seguito una spiegazione ed una sfida.

Dei referendum aggregazionisti tenuti finora in Veneto la quasi totalità ha riguardato comuni che hanno in comune non solo il fatto di essere periferia del Veneto – e in particolare ai confini di regioni autonome – ma pure condizioni linguistiche e culturali speciali. E mi limiterò solo ad alcuni aspetti (invito a fare una rapida ricerca): Sappada è una comunità germanofona, Cortina-Fodom-Col sono ladini (aggiungerei ladini sudtirolesi tra i ladini) staccati da Mussolini contro la volontà dei cittadini stessi, l'Altopiano d'Asiago è un'isola linguista germanofona, Cinto trasuda Friuli e dista solo 20 km da Pordenone e almeno quattro volte tanto da Venezia e anche Pedemonte fu staccato contro la volontà dei cittadini da Trento da Mussolini. Scappano alla catalogazione culturale forse Lamon e Sovramonte, certo è che uno sguardo sulla collocazione del Primiero, almeno per Lamon, sembra suggerire che un legame tre le due aree esiste e persiste. In conclusione son tutti “Veneti” speciali questi piccoli Veneti venduti.

 

Una valutazione intenzionale?

Zaia è un leghista e prima ancora un trevisano: sa cosa significa fare parte di una comunità. Se alcuni comuni per ragioni geografiche, storiche e culturali – fatto rilevabile che anche mediante una lettura, pure superficiale, della loro storia – si connotano per un'identità che col Veneto e i vari “Veneti” ha ben poco da spartire, perché strumentalizzare il loro percorso referendario in logiche talmente grandi rispetto alle loro giuste aspettative così da annientarle? Mortificare una comunità è un fatto molto grave, e se lo fa uno che dell'autonomismo ha fatto la sua vita è ancora peggio. Infatti, dire che “se passa uno allora devono passare tutti”, significa dire che non vuoi che passi nessuno! Come Galan! E proprio in ciò le posizioni di Zaia e Galan collimano. Sarà comodo per Roma – e lo sa anche Zaia che Roma ragiona proprio così – non far passare nessuno, così che la questione di questi comuni non sia utile a Zaia stesso. Quali progressi per la strategia di Zaia? Nessuno! Tutto rimane immobile. Le giuste aspirazioni di quei comuni tradite. L'ennesima frustrazione dei Veneti per un autonomismo desiderato, ma mai strategicamente voluto.

Dopo l'esisto di questi recenti referendum è chiaro che se in un comune il referendum raggiunge il quorum – faticosissimo, auguriamoci che sia finalmente chiaro a tutti – significa che quella comunità vuole veramente andarsene e non fare battaglie di partito al servizio di Roma o Venezia.

E allora la domanda: ma quale valutazione ha fatto Zaia? Crede veramente che proclamando la sua minaccia di terremoto referendario Roma farà passare davvero alcun Comune? Può permettersi questa ingenuità? Secondo lo scrivente Zaia non è un ingenuo. Se Zaia vuole essere un campione dell'autonomismo, o riconosce il valore delle decisioni di determinate comunità con rispetto e saggezza senza strumentalizzarle, o nessuno a Roma sarà disposto a riconoscere alla sua comunità-regione il rispetto che ella richiede. Non si può fare l'autonomista a contratto.

Altra cosa: ma secondo Zaia gli attuali confini del Veneto sono fatti “bene”? Corrispondono veramente a principi di efficienza e logica amministrativa e anche di storia e cultura? Ed è vero che solo i comuni confinanti con Friuli e Trento vogliono andarsene? E il caso di Occhiobello? Ha senso condurre una battaglia dogmatica sui confini di una regione fatta sulle circoscrizioni di province francesi, più interessati questi a derubare le terre assoggettate e a dividerle in modo da annientare ogni attitudine comunitaria?

La sfida

Ritorno alla sfida lasciata in sospeso: se Zaia è convinto che bastino le ragioni economiche per far sì che una comunità Veneta si venda alla regione autonoma confinante perché invece di attendere l'esito di qualche minuscolo comune bellunese non si fa il referendum in casa propria? Tipo a Cordignano? Basterà elencare i privilegi di Fontanafredda per convincere i Cordignanesi a votare in massa per diventar friulani? E il Friuli li vorrà? E in tanto perdiamo ancora tempo.

 
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