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Comuni in fuga: l'Udc lancia la "devolution flessibile" PDF Stampa E-mail
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Giovedì 03 Marzo 2011 13:39

Inserito il 21 giugno 2006 alle 13:54:46 da gianluca. IL PROGETTO Contro i Comuni in fuga l'Udc lancia la "devolution flessibile" Vicenza Stop alle fuga dei comuni dal Veneto verso Friuli e Trentino. A Vicenza per una conferenza dell'Udc in vista del voto referendario, Francesco D'Onofrio lancia la "devolution flessibile". In questi termini il senatore vede la proposta di legge costituzionale di cinque consiglieri regionali che prevede la modifica dell'articolo 119 della Costituzione, quello per intenderci relativo alle autonomie regionali e locali. Il comma quinto di questo articolo verrebbe integrato dal seguente comma quinto bis: "Si considerano comunque destinatari degli interventi di cui al comma quinto i Comuni di Regioni che confinano con una Regione a statuto speciale, singoli ed associati anche in Consorzi intercomunali, ai quali per tale fine sono conferite specifiche funzioni amministrative con legge regionale". Il progetto sta per essere presentato al Consiglio regionale e da lì dovrebbe transitare alla due Camere (che secondo l'art. 138 della Costituzione dovrebbero esprimersi due volte ciascuna). "E' una proposta che trova consensi a destra e a sinistra: dovrebbe avere un iter piuttosto rapido" assicura D'Onofrio. "L'idea nasce dall'obiettivo di salvare il Veneto dallo sgretolamento territoriale dovuto al passaggio di comuni dalla nostra regione a quelle confinanti a statuto autonomo», spiega il consigliere regionale Francesco Piccolo, presidente della commissione Statuto. Si vuole insomma evitare, sostiene Piccolo, che i casi di Lamon (per il Trentino) e Cinto Caomaggiore (per il Friuli VG) diventino i precedenti di una fuga in massa da Venezia. Per fare questo ci vuole una maggiore equità redistributiva da parte dello Stato. E qui entra in gioco la Regione, conferendo specifiche funzioni amministrative ai comuni interessati il cui esercizio può quindi essere esercitato anche in funzione consortile, in modo tale da dare all'intera area di confine delle due regioni una particolare specificità. Se approvata, la legge interesserebbe anche vari comuni di Piemonte e Lombardia, confinanti con regioni a statuto autonomo. In Veneto, a parte i territori di Padova e Rovigo che non hanno confini con regioni a statuto speciale, sono tanti i comuni delle altre cinque province che si troverebbero nella posizione di poter chiedere nuovi interventi alla Regione. "Nel dibattito sulle autonomie, questa legge ha il pregio di dare una risposta specifica e percorribile", conclude Piccolo. Enrico Soli

 
Anche in Toscana si accende la Volontà di cambiamento PDF Stampa E-mail
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Giovedì 03 Marzo 2011 13:39

Verso il referendum: dove andrà Palazzuolo ? Romagna o Toscana? La questione si ripropone, questa volta, in modo concreto. Nella piccola cittadina toscana, infatti, ha preso corpo un comitato che ha proposto ai propri concittadini un referendum sul passaggio di regione. Palazzuolo Emilia Romagna, così si chiama il comitato, si pone al di fuori di ogni caratterizzazione politica, ed ha come scopo principale il miglioramento della vita dei residenti. Ma cos’è un referendum? E’ la forma più diretta attraverso la quale ogni cittadino, avente diritto al voto, può esprimere la propria opinione su un argomento. Per renderlo attuabile deve prima essere verificato da un’apposita commissione costituita dal Sindaco Andrea Casini, da un consigliere della maggioranza, uno della minoranza e dalla segretaria comunale. Insieme hanno trenta giorni per giudicarne l’ammissibilità. Il passo successivo sarà la raccolta delle firme, infatti deve essere sottoscritto da un terzo degli elettori. Questo non significa che chi firma debba per forza essere favorevole al passaggio di Palazzuolo sotto l’Emilia Romagna, ma sarebbe l’occasione per esprimere un proprio parere anche negativo al quesito e potrebbe mandare alla Provincia di Firenze un forte segnale per testimoniare la volontà di un paese così distante dal capoluogo, ma che si sente solidamente legato alla città toscana. Se la raccolta raggiungerà il quorum, allora i palazzuolesi saranno chiamati alle urne per rispondere al quesito seguente: “Volete voi che vengano attivate tutte le procedure per il passaggio del Comune di Palazzuolo sotto la giurisdizione dell’Emilia Romagna?” La questione ha vecchia storia, ma in questa occasione si è posta perché, con la nuova finanziaria, vengono fatti maggiori tagli ai finanziamenti dati alle Province e alle Regioni. Palazzuolo attualmente usufruisce di molti servizi dall’Emilia Romagna, e se a causa di questi continui tagli agli stanziamenti le cose cambiassero? Certo, non è detto, ma se accadesse quali conseguenze porterebbe per la piccola comunità toscana? La geografia della zona non sarebbe d’aiuto al paese: si consideri che il territorio comunale è delimitato per tre lati da passi appenninici che superano abbondantemente i cinquecento metri di altezza e l’unica via di comunicazione agevole è verso Casola Valsenio e quindi verso la Romagna. Già intorno alla metà degli anni Ottanta si era discusso di una situazione simile, quando si parlava delle cosiddette aree metropolitane, cioè di quel progetto secondo cui i Comuni dovevano usufruire e gravitare attorno alla grande città: quindi Palazzuolo correva il rischio di diventare un “palazzo” di Firenze. La cosa, comunque, non ha avuto nessun seguito. Non è da dimenticare che Palazzuolo, per alcuni anni, fino al 1950, si è chiamato Palazzuolo di Romagna pur facendo sempre parte della Provincia di Firenze. Una bellissima contraddizione in termini che esprime al meglio lo spirito di questa cittadina, che ha molti più punti di tangenza con la cultura romagnola rispetto a quella toscana, ma che non rinnega gli anni di storia passati sotto il dominio della famiglia toscana degli Ubaldini. Non è l’identità storica o culturale che viene messa in discussione in questo momento, si pensi, infatti, a cittadine come Terra del Sole che conservano memoria del passaggio dei Medici pur facendo parte della provincia di Forlì – Cesena, bensì con questo quesito referendario si vuole porre l’accento sui vantaggi derivanti dal cambio di provincia e di regione. Da Palazzuolo si va verso Imola o Faenza per qualsiasi esigenza; dalla banale spesa negli iper o supermercati, alla frequentazione delle scuole superiori, alle attività sportive come il calcio o alla fruizione dei servizi sanitari. Proprio riguardo a ciò è opportuno sottolineare che già ora molte visite specialistiche si possono effettuare solamente presso l’ospedale di Borgo San Lorenzo o quello di Santa Maria Nuova (in pieno centro storico) di Firenze. In più l’ elisoccorso non viene più da Ravenna, ma dal capoluogo toscano o da Pisa facendo crescere notevolmente il tempo d’attesa per gli utenti. Starà ora a Palazzuolo e i suoi abitanti, una volta che la commissione avrà dato il nulla osta al referendum, prendere una decisione: Emilia Romagna o Toscana? A loro l’ardua sentenza! Giulia Gentilini

 
La Provincia di Venezia riconosce i friulani del Portogruarese PDF Stampa E-mail
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Giovedì 03 Marzo 2011 13:39

La Giunta provinciale di Venezia ha dato il via libera per il riconoscimento dei friulani della zona di Portogruaro come minoranza linguistica. Il territorio interessato è quello dei comuni di Cinto Caomaggiore, Concordia Sagittaria, Fossalta, Gruaro, Portogruaro, S. Michele al Tagliamento e Teglio Veneto. Secondo il presidente della Provincia, Davide Zoggia, il riconoscimento permetterà di dare avvio all’utilizzo del friulano nelle scuole dell’obbligo, nelle amministrazioni locali e nella segnaletica stradale di questa zona. Da tempo il Comune di S. Michele chiedeva l’applicazione delle misure di tutela previste dalla legge sulle minoranze linguistiche approvata dal Parlamento italiano ancora nel 1999. La decisione della Provincia di Venezia arriva alla vigilia dei referendum in cui i cittadini di diversi comuni del Portogruarese saranno chiamati a decidere se rimanere nella Regione Veneto o passare al Friuli Venezia Giulia.

 
Comunicato Stampa dei Sindaci Comunità Montana Alta Valmarecchia Novafeltria PDF Stampa E-mail
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Giovedì 03 Marzo 2011 13:38

Comunicato stampa Dichiarazione unitaria dei Sindaci dei Comuni dell’alta Valmarecchia SI’ ALLO SVOLGIMENTO DEL REFERENDUM PER L’ALTA VALMARECCHIA UNITA NELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA I Sindaci dei Comuni di Casteldelci, Maiolo, Novafeltria, Pennabilli, San Leo, Sant’Agata Feltria e Talamello, proporranno ai rispettivi Consigli Comunali di richiedere l’indizione del Referendum popolare ai sensi dell’art. 132, secondo comma, della Costituzione Repubblicana, per il passaggio dei Comuni dell’alta Valmarecchia nella Regione Emilia-Romagna. Perchè il Referendum. Situazione della Valmarecchia La valle del Marecchia, divisa istituzionalmente tra le Regioni Emilia-Romagna, Marche e Toscana e le Province di Arezzo, Forlì-Cesena, Pesaro e Urbino e Rimini, è, per tantissimi aspetti, un’entità territoriale unica ed inscindibile, che richiede programmazioni ed interventi unitari. L’area montana della Valmarecchia vive le tipiche problematiche delle aree appenniniche, caratterizzata da una bassa densità di popolazione (anche se stabile da 30 anni) e da difficoltà nello sviluppo, a cui devono aggiungersi i ricorrenti tentativi di restrizione dei servizi pubblici statali. Ma l’area appenninica, per la sua estraneità al modello di crescita della produzione, dei consumi e dei servizi proprie delle realtà urbane, ha il vantaggio della qualità del territorio che si manifesta nella conservazione di valori ambientali e culturali propri ed irripetibili, che, in qualche modo, fanno da contrappeso alle difficoltà e migliorano la qualità della vita. In più, la zona montana (l’alta valmarecchia), “cuore” del Montefeltro, possiede un grandissimo patrimonio ambientale e culturale, in alcuni casi unico. L’area collinare e pianeggiante della Valmarecchia, vive al tempo stesso i fenomeni tipici delle aree intensamente sviluppate. E’ caratterizzata da una forte antropizzazione, da una immigrazione costantemente in crescita e da una notevole vivacità economica. Soprattutto con l’area del riminese, una parte rilevante della popolazione e degli operatori economici dell’alta valle, sviluppano, naturalmente e storicamente, le loro relazioni. Esiste di fatto una forte integrazione nel campo economico, culturale e sociale. Forte integrazione con Rimini che non si è però tradotta in una adesione acritica al “modello riminese” o nella perdita di identità dell’alta Valmarecchia, che è il “cuore” del Montefeltro. Uno dei maggiori freni all’ottimale integrazione dell’area è costituito da una viabilità assolutamente inadeguata alle esigenze della popolazione e dell’economia dell’alta Valmarecchia. La complessità del governo nella Valmarecchia Nel campo dei servizi pubblici, la divisione istituzionale del Bacino del Marecchia (in tre Regioni e quattro Province) richiede una più complessa azione di governo, che deve tradurre in concreti fatti amministrativi e istituzionali un obiettivo generale – a livello di principio largamente condiviso - di integrazione dei servizi e dei territori. D’altra parte la lontananza del territorio dell’alta Valmarecchia rispetto al capoluogo di Provincia (Pesaro) e Regione (Ancona), ha permesso all’alta Valmarecchia di essere dotata di un accettabile standard (seppur da migliorare) di servizi pubblici, per certi aspetti migliore rispetto ad altre realtà montane delle Marche. La necessità di un governo unitario della Vallata del Marecchia, fortemente limitata oggi da una elevata frammentazione amministrativa, può teoricamente trovare sbocco attraverso due soluzioni: 1)un governo interregionale ed interprovinciale dell’area, sul quale occorre constatare, che, finora, i vari tentativi hanno prodotto risultati poco soddisfacenti (in primis la non risoluzione della questione della viabilità); 2)la semplificazione istituzionale e cioè che la Vallata del Marecchia faccia parte di una stessa Regione, che, di fatto, può essere solo l’Emilia-Romagna. Gli interrogativi della popolazione. L’opportunità del Referendum. La nostra popolazione, da sempre, si interroga (spinta dalle relazioni “naturali” svolte all’interno del bacino del fiume Marecchia), se l’alta Valmarecchia debba o meno passare nella Regione Emilia-Romagna Provincia di Rimini: su una questione così complessa, importante e strategica, le istituzioni locali, in passato, hanno sempre sostenuto che dovevano potersi esprimere – dopo un dibattito approfondito - tutti i cittadini, auspicando per tale finalità l’emanazione di norme legislative che permettessero, realmente, l’espressione della volontà delle popolazioni interessate. La verifica della volontà delle popolazioni interessate è oggi possibile grazie alla novità introdotta dalla Sentenza della Corte Costituzionale n. 334/2204 che ha dichiarato l’incostituzionalità di parte dell’art. 42, secondo comma, della legge 25 maggio 1970 n. 352. Prima di tale Sentenza, il Referendum era teoricamente possibile ma praticamente impossibile. Ora, di fronte al dibattito da sempre presente in alta Valmarecchia – sollecitato dal Comitato per il referendum recentemente costituitosi - circa l’opportunità o meno di staccarsi dalla Regione Marche ed aggregarsi alla Regione Emilia-Romagna, motivata sia da ragioni storiche, culturali, economiche, sia da diverse prospettive strategiche di governo dell’alta valmarecchia, i Sindaci ritengono che sulla questione debbano esprimersi i cittadini dei Comuni dell’alta Valmarecchia, attraverso il Referendum ai sensi dell’art. 132, secondo comma, della Costituzione Repubblica. I Sindaci ritengono che sia opportuno concludere con una pronuncia dei cittadini un interminabile dibattito che se lasciato nell’indeterminatezza rischia solo di creare incertezza nell’azione amministrativa e danni alla popolazione della vallata. Le modalità del Referendum: UN REFERENDUM UNITARIO DI VALLATA E NON DEI SINGOLI COMUNI Essendo una delle motivazioni alla base della proposta di Referendum, quella del superamento della frammentazione amministrativa oggi esistente nella vallata del Marecchia, i Sindaci proporranno ai rispettivi Consigli Comunali di richiedere l’indizione del Referendum di cui all’art. 132 Cost. con un quesito identico e riguardante tutti i Comuni dell’alta Valmarecchia e non i singoli Comuni: si richiederà dunque ai cittadini se sono d’accordo o contrari al passaggio di tutti i Comuni (insieme) nella Regione Emilia-Romagna: cioè, o tutti o nessuno. La formulazione di tale quesito del Referendum (per il distacco dell’intera zona e non dei singoli Comuni) è considerata possibile dall’Unione comuni italiani per cambiare regione e comunque, per scrupolo (poiché, a quel che si è appreso, sarebbe il primo caso in Italia), si effettuerà una verifica legale anche in relazione alle specifiche condizioni per la validità del referendum. In caso di affermazione dei SI’ al distacco, i Comuni richiederanno, com’è naturale, l’inserimento nella Provincia di Rimini. Si propone il Referendum unitario per tutti i Comuni al fine di conservare comunque l’unità del territorio dell’alta Valmarecchia, che da sempre vive in maniera coesa, fortemente e necessariamente integrata. I Sindaci sono assolutamente contrari alla frammentazione dell’alta Valmarecchia. Nell’ipotesi, scongiurata, che la proposta di referendum unitario non dovesse essere tecnicamente possibile, i Sindaci ricercheranno comunque, prima dell’adozione delle deliberazioni di richiesta di indizione del referendum, altre modalità giuridiche e, in ultima analisi, politiche (fino alla richiesta di non procedere eventualmente con la legge per l’aggregazione alla nuova Regione), per evitare quell’inaccettabile, assurdo, deleterio, frazionamento dell’alta valmarecchia che potrebbe scaturire da una diversità di espressione di voto nei singoli Comuni. Di quanto sopra saranno chiaramente edotti i cittadini prima del voto. La campagna referendaria Contestualmente all’adozione delle deliberazioni di richiesta di referendum da parte dei Consigli Comunali, dovrà approvarsi il programma (da definirsi d’intesa con il Comitato promotore del referendum e con gli eventuali comitati per il sì e per il no) della campagna del referendum, nel quale siano individuate le iniziative volte a fornire tutte le informazioni, le possibili comparazioni, al fine di porre i cittadini nella condizioni per una valutazione ponderata delle opportunità/rischi connessi alle diverse scelte. I Sindaci auspicano che si sviluppi sulla questione un dibattito sereno, al quale partecipino i cittadini, le forze politiche, sociali, sindacali, di categoria e le Regioni Marche ed Emilia-Romagna, le Province di Pesaro Urbino e Rimini, portando ciascuno il proprio punto di vista. Si augurano inoltre che tutti comprendano che l’alta Valmarecchia deve portare a conclusione questo dibattito storico, con un voto dei cittadini che sempre e in ogni caso è la miglior scelta democratica che si possa compiere. E’ un momento importante, di grande valore democratico, nel quale la Valmarecchia, potrà riflettere su se stessa, e ipotizzare scenari di sviluppo futuro. Di quanto sopra i Sindaci hanno informato il Presidente della Giunta Regionale delle Marche ed il Presidente della Provincia di Pesaro e Urbino. Novafeltria, 27 gennaio 2006 Martina Brizzi, Sindaco di Casteldelci Franco Sartini, Sindaco di Maiolo Gabriele Berardi, Sindaco di Novafeltria Stefano Paolucci, Sindaco di Pennabilli Dario Giorgini, Sindaco di San Leo Goffredo Polidori, Sindaco di Sant’Agata Feltria Rolando Rossi, Sindaco di Talamello

 
Referendum e meccanismi penalizzanti PDF Stampa E-mail
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Giovedì 03 Marzo 2011 13:37

Inserito il 10 aprile 2006 alle 00:02:41 da gianluca. Referendum e meccanismi penalizzanti Chiuse le urne referendarie, smorzati i toni dei commenti a caldo credo si possa riprendere l'argomento con qualche considerazione sui dati di voto, sui modi in cui si sono formati e conseguentemente sull'esito. A Cinto Caomaggiore hanno vinto, con ampi margini quanti vorrebbero passare in Friuli. Negli altri tre comuni, e in precedenza a San Michele al Tagliamento, il quorum, previsto dalla specifica legislazione, per il passaggio da una regione a un'altra, non è stato raggiunto. Credo che questa sia la formula corretta per definire l'esito del referendum, non solo dal punto di vista formale. In relazione al numero dei partecipanti, infatti, e agli esiti del voto appaiono assai improprie titolazioni come "La voglia di Friuli non sfonda in Veneto" e affermazioni come "Vincono i no". I no sono stati una esigua minoranza non solo a Cinto ma anche nei quattro comuni dove non si è raggiunto il quorum. Ed è solo alla particolare articolazione del quoziente che si deve la frustrazione dell'aspirazioni, chiaramente espresse, della maggioranza dei cittadini interessati.Per la validità della gran parte delle votazioni previste dagli ordinamenti democratici, e neanche in tutte, basta che il numero dei votanti sia superiore al 50\% degli aventi diritto e vince chi ottiene la maggioranza dei voti espressi, il più delle volte il 50\% più uno dei voti o dei votanti, solo per alcuni casi di rilevanza costituzionale è prevista la maggioranza qualificata dei 2/3. Ebbene, in tutte le consultazioni referendarie per il distacco dal Veneto ha votato più del 50\% degli elettori e ovunque i sì sono stati maggioranza assoluta. In 4 comuni il referendum non è passato perché lo specifico quorum è, caso unico, fissato al 50\% più un voto rispetto agli iscritti nelle liste elettorali, che comprendono circa un 15\% di emigrati che in pratica non hanno potuto esprimersi. In nessun modo. Si può calcolare che se questi elettori avessero potuto esprimersi, come i presenti in loco, quindi anche esercitando il diritto a disertare le urne per far prevalere indirettamente il no, i referendum sarebbero passati ovunque. Siamo quindi palesemente davanti al caso in cui la minoranza, doppiamente tale in quanto al numero dei votanti e ai voti espressi, prevale sulla maggioranza solo in ragione di un meccanismo di calcolo particolarmente squilibrato a favore di una delle due alternative. Per svariati motivi in nessuna consultazione votano tutti gli aventi diritto ma solo in questo caso tutti i non votanti sono preventivamente e coattivamente iscritti al partito del no. È una questione che andrebbe affrontata e risolta, senza ovviamente cadere nel caso opposto di rendere possibile consultazioni referendarie non sufficientemente motivate o il prevalere di maggioranze risicate e altalenanti o addirittura di minoranze. Ubaldo Muzzatti Cordenons

 
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