Referendum e meccanismi penalizzanti Stampa
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Giovedì 03 Marzo 2011 13:37

Inserito il 10 aprile 2006 alle 00:02:41 da gianluca. Referendum e meccanismi penalizzanti Chiuse le urne referendarie, smorzati i toni dei commenti a caldo credo si possa riprendere l'argomento con qualche considerazione sui dati di voto, sui modi in cui si sono formati e conseguentemente sull'esito. A Cinto Caomaggiore hanno vinto, con ampi margini quanti vorrebbero passare in Friuli. Negli altri tre comuni, e in precedenza a San Michele al Tagliamento, il quorum, previsto dalla specifica legislazione, per il passaggio da una regione a un'altra, non è stato raggiunto. Credo che questa sia la formula corretta per definire l'esito del referendum, non solo dal punto di vista formale. In relazione al numero dei partecipanti, infatti, e agli esiti del voto appaiono assai improprie titolazioni come "La voglia di Friuli non sfonda in Veneto" e affermazioni come "Vincono i no". I no sono stati una esigua minoranza non solo a Cinto ma anche nei quattro comuni dove non si è raggiunto il quorum. Ed è solo alla particolare articolazione del quoziente che si deve la frustrazione dell'aspirazioni, chiaramente espresse, della maggioranza dei cittadini interessati.Per la validità della gran parte delle votazioni previste dagli ordinamenti democratici, e neanche in tutte, basta che il numero dei votanti sia superiore al 50\% degli aventi diritto e vince chi ottiene la maggioranza dei voti espressi, il più delle volte il 50\% più uno dei voti o dei votanti, solo per alcuni casi di rilevanza costituzionale è prevista la maggioranza qualificata dei 2/3. Ebbene, in tutte le consultazioni referendarie per il distacco dal Veneto ha votato più del 50\% degli elettori e ovunque i sì sono stati maggioranza assoluta. In 4 comuni il referendum non è passato perché lo specifico quorum è, caso unico, fissato al 50\% più un voto rispetto agli iscritti nelle liste elettorali, che comprendono circa un 15\% di emigrati che in pratica non hanno potuto esprimersi. In nessun modo. Si può calcolare che se questi elettori avessero potuto esprimersi, come i presenti in loco, quindi anche esercitando il diritto a disertare le urne per far prevalere indirettamente il no, i referendum sarebbero passati ovunque. Siamo quindi palesemente davanti al caso in cui la minoranza, doppiamente tale in quanto al numero dei votanti e ai voti espressi, prevale sulla maggioranza solo in ragione di un meccanismo di calcolo particolarmente squilibrato a favore di una delle due alternative. Per svariati motivi in nessuna consultazione votano tutti gli aventi diritto ma solo in questo caso tutti i non votanti sono preventivamente e coattivamente iscritti al partito del no. È una questione che andrebbe affrontata e risolta, senza ovviamente cadere nel caso opposto di rendere possibile consultazioni referendarie non sufficientemente motivate o il prevalere di maggioranze risicate e altalenanti o addirittura di minoranze. Ubaldo Muzzatti Cordenons